La Fashion Valley traina la competitività del Ticino

2Bellinzona –  Il settore trainante dell’economia ticinese è quello della moda. Sembrano ormai passati i tempi in cui erano le banche a fare da locomotiva. Considerando il numero degli occupati, è l’abbigliamento, seguito dalla pelletteria, a far segnare i risultati più consistenti. E’ questo uno degli spunti emersi da ConfronTI, l’evento organizzato dall’Istituto ricerche economiche (IRE) dell’USI per fare il punto sulla competitività del sistema Ticino.

La Fashion Valley non è propriamente una valle dal punto di vista geografico. Ma, come la più famosa Silicon Valley, è diventata ormai sinonimo di un sistema economico specializzato che ha il suo cuore a cavallo tra Lugano e Mendrisio. La specializzazione, però, è quella dell’abbigliamento, del tessile, della pelletteria. Ormai il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali, in termini di valore aggiunto e posti di lavoro, da mettere in discussione il tradizionale primato dei servizi bancari.

Si tratta di un settore, quello della moda ticinese, caratterizzato dalla presenza di un numero notevole di succursali di imprese estere che hanno scelto il Ticino come sede delle proprie attività commerciali, logistiche, di ricerca e sviluppo e solo parzialmente di produzione. Un segnale importante per dimostrare la capacità attrattiva della regione nell’ambito della catena internazionale della divisione del lavoro.

Un’attrattività che affonda le sue radici nella stabilità politico-istituzionale,  nella snellezza della burocrazia, nella dotazione infrastrutturale, secondo quanto emerge da una indagine di opinione condotta dall’IRE su un campione di manager di imprese stanziate sul territorio cantonale. Un’attrattività che richiede, però, una continua azione di sviluppo, sia per colmare gli elementi di debolezza già oggi messi in evidenza, sia per “personalizzarla” puntando sulle specificità che possono rendere il Ticino un territorio ancor più riconoscibile e apprezzato sia a livello svizzero che internazionale.

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Tra gli elementi di debolezza messi in evidenza dai local executive intervistati vi sono la struttura della popolazione, con un peso notevole della popolazione over 65, e il livello di formazione degli occupati. I manager lamentano la difficoltà di reperire sul mercato del lavoro figure con formazioni avanzate, ad esempio di livello universitario.

Un’interessante analisi di benchmarking realizzata dalla BAK di Basilea ha confermato alcune delle percezioni. Gli  indicatori relativi alla ricerca e alla formazione universitaria in Ticino (ad esempio, considerando il numero di brevetti o l’indice di Shangai per la qualità della formazione universitaria) fanno registrare valori inferiori alla media europea.

Lo sviluppo di fattori attrattivi specifici per il Ticino chiama in causa l’organizzazione industriale e la cultura imprenditoriale. Ad oggi, possono essere riconosciuti alcuni aspetti dell’economia locale che si prestano ad una doppia lettura. Sul fronte dell’organizzazione industriale, il fatto che il 60% della forza lavoro sia occupata in micro o piccole imprese può essere letto sia come una potenziale debolezza, sia come indice di altissima flessibilità. La differenza sta nella capacità delle imprese di fare sistema e di “guardare oltre”, dimostrando capacità di apertura verso l’esterno.

Altro aspetto delicato è il livello dei salari. Rispetto agli altri Cantoni, la mediana dei salari ticinesi e sensibilmente più bassa. Se questo, da un lato, può rappresentare un vantaggio competitivo di costo per le imprese ticinesi, dall’altro chiama in causa il livello di produttività e la capacità di competere sulla qualità (sulla differenziazione) rispetto che sul prezzo.

Lo stato della competitività ticinese permette, da un lato, un giusto ottimismo: PIL pro capite, produttività oraria e capacità attrattiva di imprese sono sostanzialmente in linea con la media Svizzera e superiori, in alcuni casi, a regioni particolarmente sviluppate a livello europeo. D’altro canto, occorre essere consapevoli che:

1. il tessuto economico si caratterizza sempre di più per la presenza di succursali di imprese estere, i cui centri decisionali stanno fuori dal Cantone;

2. all’attrattività contribuiscono vantaggi competitivi di costo (costo della manodopera, tassazione percepita come favorevole) mentre ancora poco rilevante è la disponibilità di competenze qualificate di livello superiore; insomma, il Ticino è attrattivo per la sua posizione logistica e per questioni di costo più che per le esternalità positive derivanti dal “sistema della conoscenza avanzata”

3.  se ci si accontenta di quello che c’è e non si punta ad una continua “manutenzione” delle condizioni di competitività e collettività, il rischio è quello di fare la fine del Nord-Est italiano che, come illustrato nell’incontro, sta oggi affrontando una crisi che ha tutta l’aria di essere strutturale piuttosto che contingente.

ConfronTI come questi, insomma, hanno l’inestimabile merito di innescare proficue riflessioni sulle possibili visioni di sviluppo futuro del Cantone. Ben lungi da essere meri esercizi di speculazione filosofica, esse possono sostenere valide scelte politiche davvero strategiche.

 

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